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CAREGIVER

 

Ai sensi dell'articolo 1, comma 255 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della Legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18.

Ai sensi dell'articolo 1, comma 254 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, a partire dall'anno 2018 è stato istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Il Fondo è destinato alla copertura finanziaria di in terventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare, come definito al comma 255.

 
A.D.I.
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A.D.I.


L’assistenza domiciliare è costituita dalle prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e assistenziali che vengono erogate direttamente a casa di quei cittadini che, per particolari condizioni cliniche o di non autosufficienza, non sono in grado di recarsi presso l’ambulatorio del proprio medico. È un modello di cura alternativo al ricovero in ospedale o in struttura residenziale, per permettere alla persona di rimanere il più possibile nel proprio ambiente abituale di vita.

Esistono diverse tipologie di cure domiciliari, a seconda della complessità e dei bisogni espressi dalle persone.

 

Assistenza domiciliare integrata (A.D.I.): assicura alle persone affette da patologie gravi, in condizioni di non autosufficienza o malati terminali, cure sanitarie presso il proprio domicilio. Comprende visite del medico di medicina generale e dei medici specialistici, prestazioni infermieristiche, riabilitative e di assistenza alla persona. Può rendersi necessaria per consentire le cure dopo un ricovero o essere proposta in alternativa al ricovero stesso, se le condizioni cliniche del paziente lo consentono. Prevede l’integrazione di diverse figure professionali, secondo un piano concordato e sotto la responsabilità del medico di famiglia. È indispensabile la collaborazione dei familiari o di altre persone (come per esempio volontari) che si prendano cura del paziente. La proposta di attivazione viene formulata dal medico di famiglia.

 
Reddito Minimo di Inserimento
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REDDITO MINIMO DI INSERIMENTO


Il Reddito Minimo di Inserimento (R.M.I.) è una misura di contrasto della povertà e dell'esclusione sociale consistente nell'erogazione di un contributo economico erogato dalle amministrazioni locali alle famiglie che vivono con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

La fase sperimentale del RMI fu istituita con il Decreto legislativo n. 237 del 18 giugno 1998. Il decreto definisce il RMI "una misura di contrasto della povertà e dell´esclusione sociale attraverso il sostegno delle condizioni economiche e sociali delle persone esposte al rischio della marginalità sociale ed impossibilitate a provvedere per cause psichiche, fisiche e sociali al mantenimento prossimo e dei figli" (art. 1, comma 1).

I soggetti destinatari dovevano essere privi di reddito ovvero titolari di un reddito, fatta eccezione per la proprietà dell´abitazione principale, che non fosse superiore alla soglia di povertà stabilita in € 258,23 mensili per una persona che vive sola; era prevista una scala di equivalenza per i nuclei familiari.

La sperimentazione 1999/2001 interessò 39 comuni in tutta Italia dei quali 5 nel nord, 10 nel centro e 24 nel sud e isole. I cinque comuni del nord erano: Nichelino (TO), Cologno Monzese e Limbiate (MI), il quartiere Prà di Genova e Rovigo. Fu prorogata la sperimentazione a tutto il 2002, prevedendo il suo allargamento a complessivi 307 Comuni (programmi d´area).

L´entrata in vigore della legge di riforma dell´assistenza (legge 8 novembre 2000, n. 328) portò grosse novità a questo istituto, prevedendo all´art. 23 l´estensione dell´istituto del reddito minimo di inserimento (RMI) come misura generale di contrasto della povertà, alla quale ricondurre anche gli altri interventi di sostegno al reddito.

La firma, il 5 luglio 2002, del Patto per l´Italia da parte di Governo e Parti sociali ha sancito la scomparsa del reddito minimo di inserimento (RMI) su scala nazionale.

La Finanziaria 2003 bloccò la sperimentazione del Reddito minimo d'Inserimento (RMI).

Gli anni successivi sono stati segnati dai tentativi di varie Regioni e Province autonome di introdurre misure di sostegno al reddito (con varie formulazioni) sostenute con mezzi finanziari propri.

Il Parlamento europeo con risoluzione del 20 ottobre 2010 ha evidenziato il ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa.

Approfondimento

 
Funzioni Fondamentali
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FUNZIONI FONDAMENTALI: LA PROGETTAZIONE E GESTIONE DEL SISTEMA LOCALE DEI SERVIZI SOCIALI E L’EROGAZIONE DELLE RELATIVE PRESTAZIONI AI CITTADINI, UNA NUOVA COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO IN MATERIA?

LE FUNZIONI FONDAMENTALI DEI COMUNI E LA QUESTIONE DELL’ASSOCIAZIONISMO OBBLIGATORIO CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA FUNZIONE DEL SETTORE SOCIALE – IL PUNTO DELLA SITUAZIONE NELLA REGIONE PIEMONTE
LA FUNZIONE SOCIO-ASSISTENZIALE O ANCHE FUNZIONE DEL SETTORE SOCIALE TRA FUNZIONI AMMINISTRATIVE E SERVIZI PUBBLICI



 


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